martedì 26 aprile 2011

12. Una disciplina ispirata all’amore

Occorre dunque riconoscere davanti alla Chiesa i peccati che hanno rotto la nostra comunione nei suoi confronti e accogliere con umile riconoscenza il suo perdono, il suo abbraccio di pace. Il peccatore, riconciliato con la Chiesa, ritornerà in comunione con Dio e riavrà il dono dello Spirito di cui essa vive e da cui il peccato l’aveva separato.
Il sacramento della confessione non va visto quindi come una condizione arbitraria imposta dalla Chiesa al peccatore. Essa è piuttosto una condizione imposta dalla forza delle cose, dalla logica del peccato e della riconciliazione....

La disciplina penitenziale della Chiesa è tutta e solo ispirata all’amore misericordioso di Dio, è costituita dalle esigenze stesse dell’amore. Una disciplina che si ispira all’amore è una disciplina educativa, quindi ragionevole e flessibile, che si adegua alle esigenze dell’educando e al suo vero bene, pur nel rispetto imprescindibile delle esigenze oggettive della vera riconciliazione (che sia cioè capace di convertire veramente il cuore dell’uomo).
La Chiesa sigilla l’avvenuta riconciliazione del penitente con una formula di assoluzione. Essa quindi gestisce il sacramento della riconciliazione in modo giudiziale.
Bisogna però dire con chiarezza che il potere della Chiesa non è esercitato alla maniera in cui i tribunali umani amministrano la giustizia.
Il potere della Chiesa è il potere di Cristo: è una forza di salvezza; esso viene esercitato secondo una precisa volontà di amore. Il potere della Chiesa è il potere dell’amore di Dio: un potere che mentre condanna il peccato mettendosi contro la sua logica di morte, assolve il peccatore pentito e lo restituisce a quell’amore da cui si era liberamente separato.

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